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Cara Marzamemi,

non sapevo esattamente cosa aspettarmi da te il giorno che ho deciso di trascorrere le mie vacanze in Sicilia.
Voglio essere sincera, sei stata una scelta dell’ultimo momento e prima che ti nominassero, non sapevo neanche che esistessi.
Ma…amore mio, per qualche ragione tu eri destinata a me, come io lo ero a te e l’unico modo che ho per farti capire quanto ora io ti ami, è raccontare tutto, o almeno parte di quello ho avuto la fortuna di vedere e conoscere.

Tu sei una chicca bellezza, diciamolo.

Sei uno di quei paesini nascosti che sono rimasti fuori dal tempo e dal turismo di massa.
Quando sono arrivata a Catania non avevo idea che a soli 100 km di distanza potesse esistere ancora qualcosa di puro e incontaminato, così lontano dai ritmi e dalle grida delle metropoli moderne.

Col tuo look anni 50’, il tuo carattere calmo e cordiale e il tuo profumo di mare, mi hai subito conquistato.

La prima cosa bella che mi hai fatto fare, che, come dici tu, non si può non fare se si sta qui, è la colazione alla “siciliana” o meglio alla “marzamemitana”, con cannolo e caffè da “Il tuo gelato 2”.
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Quel cannolo ancora me lo sogno. La cialda calda e croccante veniva riempita al momento con una ricotta che sembrava una crema per quanto fosse delicata.
C’è da dire che i proprietari sempre carini e disponibili, mi tentavano ogni giorno con mille prelibatezze, dalle brioche ai croissant caldi, dalle granite al gelato artigianale,  ma nei giorni a seguire ho impostato un rituale che per me era perfetto: cannolo la mattina e granita di mandorla la sera. Era la mia debolezza. Non riuscivo proprio a resisterle.

La seconda cosa bella è stata accogliermi come una di famiglia.
Giravamo a piedi o in bicicletta, qui i ritmi sono lenti, il barista chiama tutti per nome, le nonne sono sedute in gruppetti fuori dalle case, i bimbi giocano ancora a palla tra i vicoli, vi conoscete proprio tutti, è stato facile ambientarsi. Mi facevi sentire a casa. Era Bello, davvero.
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I tuoi amici poi sono diventati i miei: Jenny, Elisa, Silvia, Liliana, zio Tano, su tutti. Loro, mi hanno rapito il cuore.
Gaetano Peluso, detto “zio Tano” in particolare è stata una scoperta.
Non me lo hai detto subito quanto valore e importanza avesse per te, hai voluto che lo scoprissi piano piano dai suoi racconti.
Lui è la tua Storia, la tua Memoria, la tua Anima e tu, la sua.
Da quella deliziosa barchetta colorata, con la quale pesca e vende coralli, ti ha sempre sorvegliato e protetto.
Mi ci ha portato un giorno sai, mi sono divertita, abbiamo parlato di te, della sua famiglia e delle mille avventure che avete avuto insieme.
“Potresti scrivere un libro”, gli ho detto. Lui si è messo a ridere e mi ha guardato con affetto.
Aveva ragione, ero già fortunata ad essere stata scelta come confidente, che non potevo far altro che continuare ad ascoltarlo in silenzio, rapita da tanto candore.
Tornatores ci aveva visto lungo quando lo scelse come attore, ma questa è un’altra storia, vero Zio Tano?

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Poi mi hai fatto vedere il mare.
Il tuo è più blu, luccica sugli scogli e batte le sue onde su spiagge lunghissime e pulite. Quelle a nord fanno parte del parco naturale dell’ “Oasi di Vendicari”, un luogo meraviglioso dove il cuore si placa e l’animo trova finalmente ristoro.
Non scorderò mai la camminata a piedi nudi fatta sulla sabbia bianca della spiaggia di  San Lorenzo.
Non c’era nessuno, il vento giocava coi capelli e faceva strada,  all’orizzonte solo gabbiani e fenicotteri rosa. Tutto era limpido: acqua, cielo, cuore.
Una parola sarebbe stata di troppo. Il silenzio invece dava voce al mare e alle mie emozioni. Un senso di pace e libertà che porterò per sempre con me.

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Alla sera, dopo il tramonto ce ne andavamo tutti in piazzetta, un appuntamento fisso per fare due chiacchiere prima della cena.
Quante risate sempre con Jenny, Elisa, Silvia e Liliana. Siciliane doc, come te, mi portavano a mangiare nei posti più buoni.
Il cibo è paradisiaco da voi è vero, ma il ristorante dove ho mangiato meglio è stato “La Cialoma”, un ex tonnara del Settecento dove è possibile assaporare la cucina tradizionale ricca di gusto e sapore.
Il nome prende spunto da “A’ Cialoma”, il canto di derivazione araba che i tonnaroti intonavano per scandire il ritmo prima, durante e dopo la mattanza del tonno.
Del resto tu sei famosa anche per la tua tonnara, è tra le più importanti in Sicilia.

Se chiudo gli occhi mi sembra di sentirla ancora quell’ultima Cialoma intonare dalle gole delle donne in attesa dei loro mariti. Mi lascio rapire da quella magia.
Come fossero sirene, mi persuadono che sono libera, che la mia unica intenzione è quella di camminare ancora fino a Campisi per comprare il tonno della mattanza e portarlo a casa.
Libera, di tornare da te, perchè mi manchi, mi manca il tuo modo di vivere, un modo di vivere lento che mi ha fatto più felice.
Ora anche io faccio parte di questo piccolo mondo antico, dove anche la luce entra nella piazza chiedendo il permesso.

finestra 2Posso entrare?

La porta è aperta, le borse sono ancora dove le ho appoggiate. Sento il tuo profumo, mi appartiene.
Sa di Sicilia antica.
Come quel vestito di Elio Fronterrè che ho comprato.
Lo indosserò, per te.

A Marzamemi con amore,

Flaminia❤️