sabato 19 agosto 2017

amatrice

“Arriva cieco di notte”.

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Ciao amici buon pomeriggio e ben trovati.
Prima di iniziare insieme una nuova stagione, un nuovo ciclo dopo questa pausa estiva, sento anche io il bisogno di lasciare uno spazio su questo blog in memoria del tragico terremoto che ha coinvolto il centro Italia.
Come molti sapranno vivo e sono nata a Roma, vicinissimo ai paesini colpiti, eppure non c’ero mai stata. Quelle poche cose che so, le ho apprese dai racconti di vita e di viaggio di amici vicini e credo le porterò sempre con me.

Proprio per questo ho scelto di trascrivere le parole di uno scrittore che amo, che in questo caso, meglio di me, sa cosa dire e come dirlo senza risultare banale o fuori luogo.

Ci tengo a dire, che questo non vuol dire capire il dolore di chi ha perso tutto, di chi piange chi non c’è più, o di chi non trova più un senso alla sua vita, perchè questo non è possibile, ma non rimanerne indifferenti e aiutare chi è rimasto, questo sì, lo è.

In memoria di Amatrice, Accumoli e Pescara del Tronto, e delle 292 persone uccise,

Flaminia❤️

“Il terremoto è un naufragio in terra. Le case diventano imbarcazioni scosse tra le onde e sbattute sugli scogli. Si perde tutto, si conserva la vita, lacera, attonita che conta gli scomparsi sul fondo delle macerie.

Si abita un suolo chiamato per errore terraferma. È terra scossa da singhiozzi abissali. Questi di stanotte sono partiti da oltre quattromila metri di profondità. Qualche giorno fa stavo agli antipodi, oltre quattromila metri sopra il mare. Quel monte delle Alpi non è un meteorite piovuto dal cielo, ma
il risultato di spinte e sollevamenti scatenati dal fondo del Mediterraneo. Forze gigantesche hanno modellato il nostro suolo con sconvolgimenti.

Si abita una terra precaria, ogni generazione cresce ascoltando storie di terremoti. Così, con le narrazioni, i vivi smaltiscono le perdite. Le macerie si spostano, si abita di nuovo lentamente, ma al loro posto restano le voci, le parole degli scaraventati all’aperto, a tetti scoperchiati. Ricordano, ammoniscono a non insuperbirsi di nessun possesso.

Arriva cieco di notte il terremoto e sconvolge i piccoli paesi. Ma i mezzi di soccorso sono di stanza nei grandi centri. Fosse un’invasione, quale generale accentrerebbe le sue forze lontano dai confini? Per il protettor civile questo ragionamento non vale. Ogni volta deve spostare le sue truppe con lento riflesso di reazione. Ai naufraghi nelle prime ore serve il conforto al cuore di un qualunque segnale di pubblica prontezza. Invece arriva prima un parente, un volontario, un giornalista. Il terremoto è anche un’invasione, contro la quale avere riserve piccole e pronte sparpagliate ovunque.

“Si sta come/ d’autunno/ sugli alberi/ le foglie”. La frase di guerra di cent’anni fa del soldato Ungaretti Giuseppe racconta il sentimento di stare attaccati all’ albero della vita con un solo piccolo punto di congiunzione”.

Erri De Luca

 

Libro del Mese

Il veleno dell'oleandro   

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Pedrara. La Sicilia dei Monti Iblei. Una villa perduta sotto alte pareti di roccia...

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