domenica 20 agosto 2017

Erri De Luca

“Arriva cieco di notte”.

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Ciao amici buon pomeriggio e ben trovati.
Prima di iniziare insieme una nuova stagione, un nuovo ciclo dopo questa pausa estiva, sento anche io il bisogno di lasciare uno spazio su questo blog in memoria del tragico terremoto che ha coinvolto il centro Italia.
Come molti sapranno vivo e sono nata a Roma, vicinissimo ai paesini colpiti, eppure non c’ero mai stata. Quelle poche cose che so, le ho apprese dai racconti di vita e di viaggio di amici vicini e credo le porterò sempre con me.

Proprio per questo ho scelto di trascrivere le parole di uno scrittore che amo, che in questo caso, meglio di me, sa cosa dire e come dirlo senza risultare banale o fuori luogo.

Ci tengo a dire, che questo non vuol dire capire il dolore di chi ha perso tutto, di chi piange chi non c’è più, o di chi non trova più un senso alla sua vita, perchè questo non è possibile, ma non rimanerne indifferenti e aiutare chi è rimasto, questo sì, lo è.

In memoria di Amatrice, Accumoli e Pescara del Tronto, e delle 292 persone uccise,

Flaminia❤️

“Il terremoto è un naufragio in terra. Le case diventano imbarcazioni scosse tra le onde e sbattute sugli scogli. Si perde tutto, si conserva la vita, lacera, attonita che conta gli scomparsi sul fondo delle macerie.

Si abita un suolo chiamato per errore terraferma. È terra scossa da singhiozzi abissali. Questi di stanotte sono partiti da oltre quattromila metri di profondità. Qualche giorno fa stavo agli antipodi, oltre quattromila metri sopra il mare. Quel monte delle Alpi non è un meteorite piovuto dal cielo, ma
il risultato di spinte e sollevamenti scatenati dal fondo del Mediterraneo. Forze gigantesche hanno modellato il nostro suolo con sconvolgimenti.

Si abita una terra precaria, ogni generazione cresce ascoltando storie di terremoti. Così, con le narrazioni, i vivi smaltiscono le perdite. Le macerie si spostano, si abita di nuovo lentamente, ma al loro posto restano le voci, le parole degli scaraventati all’aperto, a tetti scoperchiati. Ricordano, ammoniscono a non insuperbirsi di nessun possesso.

Arriva cieco di notte il terremoto e sconvolge i piccoli paesi. Ma i mezzi di soccorso sono di stanza nei grandi centri. Fosse un’invasione, quale generale accentrerebbe le sue forze lontano dai confini? Per il protettor civile questo ragionamento non vale. Ogni volta deve spostare le sue truppe con lento riflesso di reazione. Ai naufraghi nelle prime ore serve il conforto al cuore di un qualunque segnale di pubblica prontezza. Invece arriva prima un parente, un volontario, un giornalista. Il terremoto è anche un’invasione, contro la quale avere riserve piccole e pronte sparpagliate ovunque.

“Si sta come/ d’autunno/ sugli alberi/ le foglie”. La frase di guerra di cent’anni fa del soldato Ungaretti Giuseppe racconta il sentimento di stare attaccati all’ albero della vita con un solo piccolo punto di congiunzione”.

Erri De Luca

 

“Bevo a chi…” Buon anno amici❤️

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Ciao amici buon pomeriggio,

poche ore e ci lasciaremo alle spalle un altro anno. Uno dei più difficili forse.
Così ho scelto le parole del mio amato scrittore Erri de Luca per brindare con voi. E bevo soprattutto a chi ha “perduto tutto e ricomincia”.
Sempre e comunque.

“Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è stato invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrosisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà un eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.”

 

3, 2, 1…buon anno amici! Con tutto il mio affetto,

Flaminia❤️

“Mare nostro che non sei nei cieli, sia benedetto il tuo sale, sia benedetto il tuo fondale.”

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Ciao amici ben ritrovati.
Devo essere sincera, ci ho messo un pò a ritrovare la voglia di scrivere dopo gli ultimi tragici avvenimenti legati alla crisi di migranti e rifugiati.
Come di consueto, volevo ricomparire con l’articolo del viaggio dell’estate, riempiendo i vostri cuori di belle immagini, cuoriosità ed emozioni, ma in questo momento, nonostante Scrittura Emotiva sia un blog leggero che ha la funzione di lasciarvi uno spazio di evasione dalla realtà frenetica di tutti i giorni dove poter tornare a respirare e a rilassarsi, io sento il dovere morale, come scrittrice, di spendere due parole sull’argomento e condividerle insieme in questo momento di pausa caffè.

Senza girarci troppo intorno sono rimasta anche io scioccata dalla foto del piccolo Aylan Kurdi, il bimbo di soli 3 anni trovato morto sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia. Continua a leggere

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